24 January 2021

Inps, prime indicazioni sulla “nuova” gestione delle domande di integrazione salariale


In attesa delle circolari illustrative della disciplina di dettaglio prevista dal D.L. Agosto, con messaggio n. 3131 del 21 agosto 2020, l’Inps fornisce le prime indicazioni in ordine alle novità introdotte riguardo ai trattamenti di CIGO, CIG in deroga, assegno ordinario e CISOA.


Come noto, il D.L. Agosto (D.L. 14 agosto 2020, n. 104) ha ulteriormente innovato l’impianto normativo in materia di ammortizzatori sociali connessi all’emergenza epidemiologica da COVID-19, prevedendo importanti novità sia sul fronte dei trattamenti di CIGO, CIGD, ASO e CISOA, che vengono rimodulati, sia su quello relativo all’ammissione alle citate misure, in taluni casi collegata all’obbligo del versamento di un contributo addizionale a carico delle aziende che vi ricorrono.
Riguardo al primo aspetto, i datori di lavoro possono accedere ai trattamenti di integrazione salariale (ordinari o in deroga) o dell’assegno ordinario, per una durata massima di 9 settimane, per periodi decorrenti dal 13 luglio 2020 al 31 dicembre 2020, incrementate di ulteriori 9 settimane, nel medesimo arco temporale, per i soli datori di lavoro ai quali sia stato già interamente autorizzato il precedente periodo di 9 settimane e purché sia integralmente decorso detto periodo. Rimane fermo il meccanismo dell’invio di domande distinte per chiedere l’intervento di sostegno al reddito.
La possibilità di fruire dei citati trattamenti, fino a 18 settimane complessive ed entro il 31 dicembre 2020, implica l’azzeramento del conteggio di quelle richieste ed autorizzate per i periodi fino al 12 luglio 2020, ai sensi della precedente normativa (D.L. n. 18/2020, convertito in L. n. 27/2020; D.L. n. 34/2020, convertito in L. n. 77/2020). In ogni caso, i periodi di integrazione, già richiesti e autorizzati, che si collocano, anche parzialmente, in periodi successivi al 12 luglio 2020, sono automaticamente imputati alle prime 9 settimane del nuovo periodo di trattamenti previsto.
La spettanza del primo periodo di 9 settimane non è subordinata ad alcuna specifica condizione, mentre il ricorso alle ulteriori 9 settimane è collegato alla verifica del fatturato delle aziende richiedenti, che può far sorgere in capo all’azienda l’obbligo del versamento di un contributo addizionale, da calcolarsi sulla retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, nelle seguenti misure che seguono:
– 18%, per i datori di lavoro che non hanno avuto alcuna riduzione del fatturato nel raffronto tra il primo semestre 2020 e il primo semestre 2019;
– 9%, per i datori di lavoro che, nel primo semestre 2020, hanno subito una riduzione del fatturato inferiore al 20% rispetto a quello del corrispondente semestre del 2019;
– nessun contributo addizionale per i datori di lavoro che hanno subito una riduzione del fatturato pari o superiore al 20% o hanno avviato l’attività di impresa successivamente al 1° gennaio 2019.
A tal riguardo, per richiedere l’ulteriore periodo di 9 settimane di integrazione salariale (ordinaria o in deroga) e di assegno ordinario, i datori di lavoro devono corredare la domanda di concessione dei trattamenti con una dichiarazione di responsabilità (art. 47, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445), in cui autocertificano la sussistenza dell’eventuale riduzione del fatturato. In mancanza, il contributo addizionale è richiesto nella misura massima del 18%. In ogni caso, la verifica della veridicità delle dichiarazioni fornite dai datori di lavoro sarà effettuata dall’Inps e dall’Agenzia delle Entrate con modalità e termini che saranno definiti anche con accordi di cooperazione.
Riguardo alle modalità di accesso ai nuovi trattamenti di integrazione salariale e assegno ordinario, i datori di lavoro devono continuare a utilizzare la causale “COVID-19 nazionale” già in essere.
Anche nel settore agricolo viene previsto un ulteriore possibile periodo di accesso ai trattamenti di cassa integrazione, per una durata massima di 50 giorni, nel periodo ricompreso tra il 13 luglio 2020 e il 31 dicembre 2020, cui vanno detratti i periodi di integrazione precedentemente richiesti e autorizzati ai sensi della precedente normativa, che si collocano, anche parzialmente, in periodi successivi al 12 luglio 2020. L’ulteriore periodo di CISOA della durata massima di 50 giorni, non è in alcun modo collegato alla verifica dell’andamento del fatturato aziendale.
Quanto ai termini di trasmissione delle domande e dei dati utili al pagamento o al saldo dei trattamenti di CIGO, CIGD, ASO e CISOA, rimangono ferme le scadenze già stabilite, salva la previsione di uno slittamento transitorio al 30 settembre 2020 della scadenza ordinaria del 31 agosto 2020, per la trasmissione delle domande con inizio di sospensione/riduzione dal 13 luglio 2020. Parallelamente, è introdotto un differimento al 30 settembre 2020 dei termini per l’invio delle domande e dei dati utili al pagamento o al saldo dei trattamenti che, in via ordinaria, scadrebbero nel periodo ricompresso tra il 1° e il 31 agosto 2020. Di qui, anche le domande di trattamenti con inizio della sospensione/riduzione dal 1° al 12 luglio 2020, ancorché non ricomprese nella nuova disciplina, possono essere utilmente trasmesse entro il 30 settembre 2020.
Altresì, i termini decadenziali di invio delle domande di accesso ai trattamenti collegati all’emergenza da COVID-19 e di trasmissione dei dati necessari per il pagamento o per il saldo degli stessi, compresi quelli differiti in via amministrativa, in scadenza entro il 31 luglio 2020, sono differiti al 31 agosto 2020.